Archeologia
 
Circondata e protetta da alte pareti di basalto, la Giara, dall'alto dei suoi 600 metri sul livello del mare, domina sulle dolci colline circostanti. Per questa sua caratteristica, fin dalla seconda metà del IV millennio a.C., nel Neolitico recente, era dimora ambita già dalle popolazioni preistoriche che riuscivano a sostentarsi e a difendersi dai pericoli esterni.
Domus de janas Oltre alle numerose Domus de Janas,
piccole grotte ipogeiche destinate alla sepoltura secondaria comune, arricchiscono
la zona dal punto di vista archeologico diverse stazioni dove veniva scheggiata e lavorata l'ossidiana che arrivava dal vicino Monte Arci.
Ma sono soprattutto i 23 nuraghi dislocati nei
punti più panoramici, a conferma della antica e primaria funzione difensiva della Giara, a caratterizzare il paesaggio e a evidenziarne
la sua storia.
L'unico dei nuraghi che fin'ora è stato oggetto di studi scientifici è il "Brunku Madugui" protonuraghe a corridoio : nel 1962 negli scavi condotti dall'archeologo prof. Giovanni Lilliu è stato possibile risalire ad una datazione di 1° Nuragico, 1800-1500 a.C.. Il "Brunku Madugui" è dunque uno dei primi passi verso l'evoluzione del megalitismo nuragico nell'isola, che raggiunge la sua massima espressione con il celebre "Su Nuraxi" di Barumini, situato a soli 2 Km in linea d'aria. Brunku Madugui
Agli insediamenti nuragici spesso si sono sovrapposte presenze culturali successive, la nascita
dei villaggi prima punici e poi romani come a Brunku Suergiu e Pranu D'Omus, nel territorio
di Genoni (NU) e Nuridda e Santa Luisa nel territorio di Tuili (CA). Santa Luisa è caratterizzato dalla presenza di alcuni grossi massi squadrati di basalto la cui riproduzione in rilievo dell'organo sessuale maschile è legata ad antichi culti propiziatori della fertilità.
Is Masonis Successivamente al periodo romano la Giara non conosce più stabili insediamenti umani, la popolazioni si spostano a valle per sfruttare
le più fertili colline circostanti e vengono
fondati così i piccoli centri che fanno da
corona all'altipiano. Tuttavia gli allevatori
crearono qui una sorta di habitat disperso, realizzando tanti piccoli ovili con tecniche e materiali che sembrano riportare fedelmente al periodo nuragico e che ad essi sono giunte tramandandosi inalterate nei secoli.
Is Masonis, vecchi insediamenti pastorali ormai in disuso e decadenti, is hailis, antiche stalle
per capretti, is cortis, i recinti circolari in muratura a secco utilizzati per rinchiudere il gregge,
e is pinnettas, le capanne dei pastori, sono al centro di un progetto di restauro e la
cooperativa Sa Jara Manna se ne propone la conservazione e la promozione anche come
meta turistica.